62. Colombo e la percezione degli indiani.

   Da: T. Todorov, La conquista dell'America. Il problema
dell'altro, Einaudi, Torino, 1984

 L'incapacit di comprendere le altrui culture e la convinzione
della propria superiorit, sempre presenti nelle  descrizioni di
Colombo e degli altri viaggiatori e conquistatori, sono state
messe a nudo dal semiologo bulgaro Tzvetan Todorov. Nelle seguenti
pagine lo studioso rileva l'assimilazione al paesaggio ed alla
natura dei nativi incontrati nelle scoperte dal navigatore
genovese, e quindi la sottovalutazione delle loro religioni,
culture e leggi - in sostanza della loro qualit di uomini civili.


   Colombo parla degli uomini che vede solo perch, dopotutto,
fanno parte anch'essi del paesaggio. I suoi accenni agli abitanti
delle isole sono sempre inframmezzati alle sue notazioni sulla
natura: fra gli uccelli e gli alberi vi sono anche gli uomini.
Nell'interno vi sono molte miniere di metalli e innumerevoli
abitanti (Lettera a Santngel, febbraio-marzo 1493).
Continuamente in queste scoperte fino ad allora era andato di
bene in meglio, tanto per le terre, gli alberi, i frutti e i
fiori, quanto per gli abitanti (Giornale di bordo, 25 novembre
1492). Quattro o cinque di queste radici [...] sono molto gustose
ed hanno lo stesso sapore delle castagne. Ma qui sono molto pi
grandi e migliori di quelle che aveva trovato nelle altre isole, e
l'Ammiraglio dice di averne trovate anche in Guinea, ma qui erano
grandi come una coscia. Afferma anche, di questa gente, che eran
tutti robusti e valenti (16 dicembre 1492). E' chiaro in che modo
vengono introdotti gli esseri umani: per mezzo di una
comparazione, che serve a descrivere le radici. I marinai videro
che le donne maritate portavano mutandoni di cotone, ma non le
ragazze, eccettuate alcune che avevano gi diciott'anni. C'erano
dei mastini e altri piccoli cani, e videro un uomo che aveva nel
naso un pezzo d'oro, che poteva avere la grandezza di mezzo
castellano [castigliano: moneta d'oro del regno di Castiglia] (17
ottobre 1492): questa menzione dei cani in mezzo alle osservazioni
sulle donne e sugli uomini indica bene il registro nel quale
questi saranno integrati.
   Significativa  la prima menzione degli indiani: Subito videro
gente nuda (11 ottobre 1492). Era vero, ma  rivelatore che la
prima caratteristica di quel popolo che colpisce Colombo sia la
mancanza di abiti, i quali a loro volta sono un simbolo di cultura
(di qui l'interesse di Colombo per le persone vestite, che
avrebbero potuto essere un po' meglio assimilate a ci che si
sapeva del Gran Khan;  un po' deluso di aver trovato solo dei
selvaggi). E la constatazione ritorna: Vanno ignudi, uomini e
donne, come le loro madri li hanno partoriti (6 novembre 1492).
Questo re e tutti gli altri andavano nudi come la loro madre li
aveva fatti, e cos anche le donne, senza alcuna traccia di
vergogna (16 dicembre 1492): le donne, almeno, avrebbero potuto
fare uno sforzo... Le sue osservazioni si limitano, non di rado,
all'aspetto fisico delle persone, alla loro statura, al colore
della pelle (molto pi apprezzato quando  pi chiaro, cio pi
simile al suo). E sono del colore degli abitanti delle Canarie,
n neri n bianchi (11 ottobre 1492). Erano decisamente pi
belli degli altri; tra loro videro due giovani donne, bianche come
spagnole (13 dicembre 1492). Ci sono alcune donne molto belle
(21 dicembre 1492). E conclude con sorpresa che, bench nudi, gli
indiani sembravano pi simili a uomini che ad animali. [...].
   Fisicamente nudi, gli indiani - agli occhi di Colombo - sono
anche privi di ogni propriet culturale: sono caratterizzati, in
qualche modo, dalla mancanza di costumi, di riti, di religione (e
in ci vi  una certa logica, perch per un uomo come Colombo gli
esseri umani si vestono in conseguenza della loro espulsione dal
paradiso terrestre, che  poi all'origine della loro identit
culturale). C' inoltre la sua abitudine di vedere le cose cos
come gli conviene di vederle; ma  significativo che questa
abitudine lo porti a costruirsi l'immagine della nudit
spirituale. Mi parve che fossero gente molto povera di ogni cosa,
- scrive in occasione del primo incontro con gli indiani; e
aggiunge: - Mi parve che non abbiano alcuna religione (11 ottobre
1492). Questa gente  molto mite e timida, nuda, come ho detto,
senza armi n legge (4 novembre 1492). Non hanno religione e non
sono idolatri (27 novembre 1492). Gi privi di lingua, gli
indiani si rivelano anche sprovvisti di leggi e di religione; e se
hano una cultura materiale, essa non attira l'attenzione di
Colombo pi di quanto lo interessi la loro cultura spirituale:
Essi portavano delle balle di cotone filato, pappagalli, lance e
altra cosette, che sarebbe noioso mettere per iscritto (13
ottobre 1492): l'importante, naturalmente, era la presenza dei
pappagalli. L'atteggiamento di Colombo nei confronti di questa
cultura , nella migliore delle ipotesi, quello del collezionista
di curiosit, e non si accompagna mai a un tentativo di
comprensione: osservando per la prima volta delle costruzioni in
muratura (nel corso del suo quarto viaggio, sulle coste
dell'Honduras), si accontenta di ordinare che ne venga staccato un
pezzo da conservare per ricordo.
   Non desta meraviglia che tutti questi indiani culturalmente
vergini, pagina bianca in attesa dell'iscrizione spagnola e
cristiana, si somiglino fra loro. Tutta questa gente  affine a
quella gi menzionata. Sono dello stesso tipo, egualmente nudi e
della medesima statura (17 ottobre 1492). Vennero molti di
questi abitanti, che sono simili a quelli delle altre isole, nello
stesso modo nudi e dipinti (22 ottobre 1492). Questa gente, dice
l'Ammiraglio, ha gli stessi caratteri e gli stessi costumi di
quella incontrata prima (1 novembre 1492). Costoro sono simili
agli altri che avevo trovato, dice l'Ammiraglio, e credono
anch'essi che noi siamo venuti dal cielo (3 dicembre 1492). Gli
indiani si assomigliano perch sono tutti nudi, privi di caratteri
distintivi.
   Misconoscimento, dunque, della cultura degli indiani e loro
assimilazione alla natura; con queste premesse, non possiamo certo
attenderci di trovare negli scritti di Colombo un ritratto
particolareggiato della popolazione. L'immagine ch'egli ce ne
offre obbedisce, in parte, alle stesse regole che presiedono alla
descrizione della natura: Colombo ha deciso di ammirare tutto, e
quindi in primo luogo la bellezza fisica. Erano molto ben fatti,
con corpi molto belli e volti molto graziosi (11 ottobre 1492).
Tutti altissimi, gente veramente bella (13 ottobre 1492). Erano
gli uomini e le donne pi belli che avevano trovato sinora (16
dicembre 1492).
   Un autore come Pietro Martire, che riflette fedelmente le
impressioni (o i fantasmi) di Colombo e dei suoi primi compagni,
si compiace di dipingere scene idilliache. Cos, ad esempio,
descrive le indiane che vengono a salutare Colombo: Erano tutte
belle. Si sarebbe creduto di vedere quelle splendide naiadi o
quelle ninfe delle fontane tanto celebrate nell'antichit. Tenendo
in mano grandi ciuffi di palme, che portavano mentre eseguivano le
loro danze accompagnandole col canto, piegarono le ginocchia e li
presentarono all' adelantado [comandante della spedizione].
   Questa ammirazione, aprioristicamente decisa, si estende anche
al campo morale. Sono brava gente, dichiara di primo acchito
Colombo, senza preoccuparsi di giustificare la sua affermazione.
Sono il miglior popolo del mondo e soprattutto il pi dolce (16
dicembre 1492). L'Ammiraglio afferma che  impossibile credere
che qualcuno abbia mai visto un popolo con tanto cuore (21
dicembre 1492). Assicuro le Vostre Altezze che al mondo non c'
gente o terra migliori di queste (25 dicembre 1492): il facile
nesso istituito fra uomini e terre indica assai bene in quale
spirito scrive Colombo, e quanta poca fiducia si debba attribuire
al carattere descrittivo delle sue affermazioni. Del resto, quando
conoscer un po' meglio gli indiani, egli cadr nell'estremo
opposto, senza per questo fornire informazioni pi degne di fede:
naufrago in Giamaica, si vede circondato da un milione di
selvaggi crudelissimi e a noi ostili (Lettera rarissima, 7 luglio
1503). Certo, si resta colpiti dal fatto che Colombo non trova -
per caratterizzare gli indiani - aggettivi diversi dalla coppia
buono/cattivo, che in realt non dice niente: non solo perch
queste qualit dipendono da un determinato punto di vista, ma
anche perch corrispondono a stati momentanei e non a
caratteristiche permanenti; non sono il frutto del desiderio di
conoscere, ma dell'apprezzamento pragmatico di una situazione.
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